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sabato 2 ottobre 2010

Andrea Bargnani ai Bulls?

Posted by Matteo Bollini on 13:26 0 commenti

Leggo con stupore che esiste la possibilità che i Raptors si possano liberare di Bargnani, in cambio di Noah e Thomas, in arrivo dai Chicago Bulls a quanto pare per dare la possibilità a Chris Bosh di esprimersi meglio e permettergli di ottenere l'oneroso contratto della prossima estate......per caso mi attira la lettura di un post tradotto dal Bleacher Report e scritto da Stephen Brotherston, riportato fedelmente da Davide Molinari sul sito ItalianBasket.it e che qui sotto riporto:
"Venerdì notte (28 novembre 2009), durante il pregame show sul canale Raptors Tv, Jack Armstrong ha fatto una domanda abbastanza curiosa ad Andrea Bargnani. Lo ha avvicinato e gli ha chiesto:
"Cosa farai oggi per aiutare Chris Bosh?"
Jack Armstrong è un dipendente Raptors, e non direbbe mai niente che potrebbe creargli dei problemi all'interno della società. Si può dire anzi che Armstrong sia una sorta di Addetto Stampa per i Raps, quindi non un semplice giornalista. Perciò, cosa voleva dire ad Andrea!?Andrea è colui che deve garantire produzione e statistiche di Chris Bosh? Oppure Andrea
è responsabile perchè Chris Bosh non è capace di difendere su nessuno in post?
Andrea è quello che aiuta a far si che Bosh riesca a guadagnarsi il contratto-assassino da 130 milioni di dollari quest'estate?Cosa voleva chiedere realmente Jack Armstrong a Bargnani? Nessuno delpersonale Raptors si permetterebbe mai di chiedere a Bosh: "cosa farai stanotte per aiutare Bargnani?" Anche perchè il suo tipo di gioco non ha mai aiutato NESSUNO!Da quando Bargnani è stato selezionato come prima scelta assoluta nel 2006, tutti si sono chiesti se Bosh e Bargnani potessero giocare insieme e i giornalisti Raptors hanno sempre guardato al lato positivo della cosa. Quando Sam Mitchell non faceva giocare Bargnani, Colangelo ha chiesto di aumentare il suo minutaggio e questo è successo.
L'anno scorso dopo aver cacciato Mitchell (con cui Bargnani non giocava) è arrivato Triano che ha messo subito Bargnani in quintetto: il Mago ha risposto bene e anche quest'anno è partito titolare, ha fatto vedere buone cose, tanti punti, tanta corsa, ma piano piano, il suo minutaggio ha cominciato a calare...e non esiste un solo gioco chiamato per Andrea. Calano i minuti e i tiri, e le statistiche di Bargnani stanno precipitando!Adesso per la prima volta le cose sembrano andare in una direzione opposta e in qualche modo i Raptors hanno creato la sensazione che le sconfitte siano colpa di Bargnani. Bosh è il leader di questa squadra, e bisogna fare in modo che le sue statistiche di quest'anno giustifichino i 130 milioni di dollari che verrano spesi quest'estate! Perciò se Bosh rimane il leader di questa squadra, Bargnani non rimarrà a lungo a fare la comparsa e per questo si cominciano ad aprire scenari di Trade. Chi non avrebbe bisogno di un centro con grande abilità realizzativa simile a Nowitzki? Ad esempio i Chicago Bulls sono un candidato disperato e potrebbero aiutare i Raptors scambiandolo con NOAH e THOMAS!Ma sarebbe un grandissimo errore da parte di Colangelo, perchè Bargnani è sotto contratto per 5 anni a un prezzo onesto, e non ci sono giocatori offensivi di quel calibro a quella cifra! Scambiare Bargnani per cercare di fare  spazio a un contratto-assassino per un giocatore come Bosh è un rischio finanziario che potrebbe sotterrare i Raptors per anni!  Non bisogna vendere Bargnani per risolvere i problemi di Bosh, ma trovare un allenatore che sappia farli giocare insieme! "
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Marion Jones sogna la Wnba

Posted by Matteo Bollini on 13:25 0 commenti

A 34 anni, ha dimenticato le piste di atletica e ora ambisce a giocare nella lega pro statunitense. Nel 1994 vinse il titolo dei college con North Carolina
Marion Jones a 34 anni ha voglia di tornare a dimostrare tutto il suo valore. Non su una pista di atletica, sport di cui è stata la regina a cavallo del nuovo millennio e da cui è stata detronizzata nel modo peggiore, dopo aver ammesso di aver tradito la fiducia del mondo facendo uso di doping. Ma su un campo da basket, di cui al college è stata un'eccellente interprete.
“Mi manca la competizione” racconta la Jones, 178 centimetri per 60 chilogrammi, da una palestra di San Antonio, dove si sta allenando da ottobre con LaTonya Holley, head trainer delle San Antonio Silver Stars, franchigia della Wnba. Proprio la lega pro statunitense è l’obiettivo finale dell’ex regina delle piste, che prima dovrebbe testare la propria condizione con qualche mese in Europa per prepararsi meglio alla stagione americana, al via in giugno. La Jones nel 1994 era il playmaker titolare dell’Università di North Carolina, squadra che vinse il titolo Ncaa con una stagione da 33 vittorie e 2 sole sconfitte. L’anno dopo disse basta per concentrarsi sull’atletica, anche se nel 2003 venne scelta dalle Phoenix Mercury al terzo giro del draft Wnba. La franchigia dell’Arizona comunque non vanta più alcun diritto sull’ex regina dell’atletica mondiale, e la Jones dovrà entrare nella Wnba sondando il mercato delle free agent. “Spetterà alle squadre decidere se merita un contratto” fanno sapere dalla lega Usa.
Marion ha preso il basket molto sul serio: si allena tre ore al giorno per tre volte alla settimana e sembra in ottima forma, considerando anche che cinque mesi fa ha dato alla luce il terzo figlio, avuto dal marito sprinter Obadele Thompson. “In maggio, quando qualcuno dell’Nba mi ha chiamato per chiedermi se ero interessata a giocare nella Wnba, ho pensato che stesse scherzando - racconta la Jones, all’epoca incinta di otto mesi -. Poi ci ho pensato un po’ e ho capito che sarebbe stata un’avventura interessante, che mi avrebbe permesso di avere una seconda chance e di diffondere il mio messaggio ai giovani ad un altro livello”. Per l’ex regina delle piste questa nuova avventura non sarà facile. Non gioca a basket a livello agonistico da 14 anni, e nel frattempo lo sport si è evoluto. “Le giocatrici di adesso sono più alte, più grosse e più veloci di quelle con cui si è confrontata lei” racconta LaTonya Holley. Ma soprattutto la Jones dovrà riconquistare la credibilità perduta. “Ho deluso un sacco di gente – ammette la 34enne -, e molti di loro non crederanno più a una parola uscita dalla mia bocca. Ma so che quello che sto facendo è la cosa giusta”.
L’ex regina dell’atletica, cinque medaglie tutte ritirate all'Olimpiade di Sydney 2000, è uscita nel settembre 2008 dal carcere, dopo aver scontato 6 mesi per aver mentito agli investigatori sull’uso di sostanze dopanti nelle indagini del caso Balco e su una truffa a base di assegni scoperti nello stato di New York in cui era coinvolta con l’ex marito Tim Montgomery. Da allora ha girato le scuole del Texas, dove vive col nuovo marito e i tre figli, parlando agli studenti dell’importanza di prendere le decisioni giuste nella vita. Un programma che ha chiamato “Take a break”, fai una pausa. “Ho pensato di mettere la mia esperienza al servizio della gente – racconta l’ex regina delle piste -, spiegando quanto sia importante meditare sulle decisioni che si prendono. Io stessa penso che se mi fossi consultata con qualcuno, o se avessi riflettuto bene su quello che stavo facendo, le cose sarebbero andate molto diversamente”. Per questa nuova avventura nel basket ha detto di essersi consultata col marito. Chissà se insieme hanno preso la decisione giusta.
Fonte "La Gazzetta dello Sport" articolo di Davide Chinellato
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Iverson si ritira?......ma........

Posted by Matteo Bollini on 13:23 0 commenti

Per ora, le uniche due persone che sembrano assolutamente certe che questa è la fine della carriera di Allen Iverson, sono AI stesso e il suo manager personale,Gary Moore.
Tutto il resto del mondo cestistico è in trepidante attesa di conoscere l'evoluzione della vicenda e sopratutto sperano che "la risposta", sia un cambio di rotta repentino e che The answer , voglia nuovamente indossare una maglia da basket.
Anche perchè, leggendo il comunicato ufficiale di Iverson sul suo ritiro, la sensazione....... "I still have tremendous love for the game, the desire to play, and a whole lot left in my tank. I feel strongly that I can still compete at the highest level"......non mi pare uno molto rassegnato a finire qui la carriera!!!!!!
Per adesso comunque, è il momento di dire addio ad uno dei giocatori più incredibili che abbia mai giocato nella NBA. L'ha fatto seguendo la sua strada, il suo istinto ed il suo cuore - anche se non sempre nel modo "giusto" (ed è forse questo il motivo del suo allontanamento dalla lega). Respect!
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Storia di un addio annunciato

Posted by Matteo Bollini on 13:21 0 commenti

Un addio scontato, che arriva nel tempo e nel modo sbagliato. Si è detto e scritto più volte che l'esperienza di Carlo Recalcati sulla panchina azzurra si sarebbe dovuta concludere da tanto. Quando? In Spagna, probabilmente. Agli Europei, in cui la sua "Azzurra" ha fatto una figura magra. Nel momento esatto in cui stava maturando il ricambio generazionale si doveva intervenire, bisognava cambiare pagina puntando tutto su Ettore Messina, invece di chiudergli in qualche modo la porta in faccia per mere beghe federali. Anche perché gli stessi giocatori ne avevano la misura colma: si vedeva da come andavano in campo, dal modo in cui assimilavano vittorie e sconfitte. Stare in Nazionale era diventato un peso. Sia chiaro non certo solo per colpa del cittì.
Oggi si chiude un ciclo bello, splendido all'inizio, che ha portato allori impronosticabili alla nostra Nazionale, ma che col passare del tempo si è rovinato, logorato ed è finito nel peggiore dei modi. Addirittura si è parlato di avvocati e cause che l'ormai ex cittì voleva intentare contro la FIP, per fortuna si è chiuso tutto in maniera "bonaria". Recalcati ha avuto il suo indennizzo ed ora è libero di trovare una nuova collocazione, così come la Federazione può ripartire con un progetto nuovo. Si spera.
COLPE - E' giusto aprirne un capitolo a parte. Recalcati è stato, è e rimarrà un ottimo allenatore. L'idea è sempre la stessa: dall'oggi al domani non si diventa "bolliti", termine che troppo spesso si usa in queste circostanze. Più semplicemente coach Recalcati non era adatto a questo nuovo gruppo. Un gruppo di giovani talenti, che vanno plasmati, indirizzati, guidati e bacchettati. Charlie è un tipo da carota, non certo da bastone. E' un coach che lascia molto al gruppo la gestione della gara e delle partite. Si fida, per farla breve. Gestisce, senza troppi fronzoli tattici. E per farlo ha bisogno di un gruppo maturo e responsabile, cosa che questa generazione (ancora) non è. Prendiamo un esempio: Belinelli. Talento indiscusso, capacità di far canestro fuori dal normale, ma il modo di stare in campo? Tirava da ogni dove, rompeva spesso i (pochi) giochi ed era una "incognita" per i compagni, che spesso vagavano per il campo senza mai vedere un pallone, Mago compreso. Qui Charlie dov'era? Con un Basile o un Galanda bastava un time out per far cambiare le cose, stavolta no. Serviva una guida di cui i ragazzi abbiano stima e fiducia. Oggi c'è bisogno di rifare le fondamenta e ripartire, insegnando ed inculcando un "sistema" nei giocatori. Ed in questo, Recalcati, fa fatica. E' bene ribadirlo: il problema non è Charlie ed il suo modo di allenare (che ha portato 3 scudetti e 2 medaglie), quando piuttosto il contesto ed i giocatori che ha attorno. E siccome quelli sono la massima espressione del basket italiano (e che espressione, visto che ce ne sono 3 nella Nba) allora è giusto cambiare e dargli un allenatore che li sappia far rendere. Anche per levare loro tutti gli alibi, particolare non indifferente.
Una colpa, grande, però gliela ascriviamo: si è lamentato a più riprese (e fuori da taccuini e microfoni) delle condizioni di Belinelli, della forma scarsa di Bargnani e degli atteggiamenti poco professionali nei ritiri. Bene, giustissimo. Ma perché NESSUNO ha mai detto nulla mentre quelle cose accadevano? Perché soltanto a bocce ferme? Non sarebbe stato più costruttivo per tutti evidenziare i problemi da subito e magari provare a risolverli? Invece di dire dopo la disfatta francese: "Bargnani? Non ho parole", avrebbe dovuto spiegare quali secondo lui erano i motivi e non mezze frasi tra il dire e non dire. Perché altrimenti poi è logico e conseguente che il giocatore, toccato nell'orgoglio, sfoghi la sua frustrazione e attacchi l'allenatore, generando un polverone onestamente evitabile. Poteva e doveva essere chiaro da subito, ma non lo è stato.
EREDITA' - Difficile, oggi, dire cosa accadrà. Certo è che la FIP sta sfogliando la margherita. Una forte corrente interna vorrebbe Jasmin Repesa alla guida della Nazionale, forte del rapporto eccellente con Belinelli e di una rinomata abilità nello gestire i giovani. Dino Meneghin incontrerà Balducci, rappresentante di Repesa, e parleranno, così come avverrà con Pianigiani e Sacripanti, outsider di lusso. Ad oggi appare lotta a due, fra l'ex tecnico di Roma e Fortitudo e l'uomo di Siena, attualmente a nostro avviso l'unico italiano credibile (vista l'impossibilità di Scariolo e Messina) a poter ambire al timone della Nazionale italiana. Repesa vorrebbe farsi carico di questo incarico, ma sempre a suo modo, ovvero chiedendo carta bianca in tante scelte e situazioni. Stesso concetto che ha manifestato in passato Pianigiani. Sacripanti, invece, rappresenterebbe la via più facile, una continuità col passato, anche se chiaramente le qualità dell'allenatore non si discutono. Certo è che il tecnico croato godrebbe del gradimento della buona parte dei giocatori, così come di una buona maggioranza del consiglio federale. Dovesse invece essere Pianigiani, scelta che comunque Minucci non ostacolerebbe così tanto, allora si aprirebbe uno spazio importante sulla panchina senese. Per chi? Magari proprio Repesa. Ora la palla è nelle mani di Meneghin, che di solito la sapeva trattare nel migliore dei modi. Speriamo non sbagli, perché è in gioco il futuro del nostro basket.
Fonte Basket Central
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giovedì 23 settembre 2010

Qualcosa si muove!!!!

Posted by Matteo Bollini on 13:45 0 commenti

Forse e dico forse, senza troppi fronzoli, ma "finalmente", qualcosa di buono sta vedendo la luce, anche se è ancora presto per cantare vittoria: ad Abbiategrasso, nella "nostra" società, si comincia a vedere qualche discreto risultato, a livello giovanile, visto che per l'ennesima stagione, la prima squadra, arranca con estrema fatica nei bassifondi della classifica.
La prima "bellissima" notizia arriva da Pesaro, dove la formazione Under 13, ha raggiunto uno storico terzo posto nell' Adriatica Cup, torneo che vede la partecipazione di numerosissime formazioni (29 quest'anno a livello Under 13) da tutt'Italia.
Cliccate qui per tutti i risultati.
Un'esperienza ormai maturata dalle due precedenti partecipazioni, ma che rappresentava un'impegnativo banco di prova, viste le formazioni presenti nel girone di qualificazione, ma sopratutto un test importante viste le prossime finali provinciali alle quali la nostra formazione sarà impegnata ( anche se manca ancora l'uffializzazione e lo scontro diretto con la CAT Vigevano in programma per sabato 9 Maggio ).
Dei risultati insomma che fan ben sperare, su un gruppo in cui la società di Abbiategrasso, crede fortemente e che conta per un futuro ancora pieno di soddisfazioni.
Un plauso, va sicuramente a coach Margherita Russo, profonda conoscitrice di questi ragazzi e di questa squadra, che segue ormai dai primi anni MiniBasket: ha saputo riunire e motivare dei ragazzi e farne una squadra, capace e preparata.
Una squadra che oggi segnala, inoltre, tre nomi per la squadra della provincia di Pavia alle selezioni per il Torneo delle Provincie ed uno per quello delle regioni per la compagine lombarda, a dimostrazione di quanto competitivo sia il gruppo ed eccellente il lavoro tecnico svolto sino ad oggi dallo staff tecnico.
La speranza è che questo rappresenti un punto di partenza, forse addirittura oltre ogni rosea aspettativa, ma un tassello sul quale costruire.
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domenica 20 dicembre 2009

Jennings: Un errore venire a giocare in Italia

Posted by Matteo Bollini on 13:15 0 commenti



Il play della Lottomatica: "Conto i giorni per tornare negli Usa"
Un ricco menu per festeggiare il suo ritorno a casa: un 'Oscar' alla "Casa del pollo e delle cialde", vale a dire tre ali di pollo, fiocchi d'avena, uova e un panino leggero. Così Brandon Jennings, play della Lottomatica Roma, ha deciso di festeggiare il suo ritorno negli Stati Uniti dove sogna di realizzare il sogno di giocare nella National Basketball Association. Il suo nome, infatti, è tra i più accreditati nel prossimo draft benché, come sottolinea il Boston Globe, le sue statistiche con la casacca della formazione capitolina siano tutt'altro che lusinghiere. "Non vedo l'ora di tornare a casa, sto già contando i giorni. Se potessi tornare indietro e rifare le mie scelte probabilmente sarei andato altrove, in un posto dover avrei potuto giocare" ha dichiarato Jennings in merito alla scelta, che negli States ha fatto discutere, di passare direttamente dalle high school al basket europeo, rinunciando alla possibilità di approdare ad Arizona. "Probabilmente non avrei giocato in una squadra con 12 talenti veri, ma sarei andato in qualche posto dove mi sarei potuto esprimere e prendere confidenza con i miei mezzi". A Roma finora ha una media di 6,3 punti a partita, 1,9 assist, 1,5 rimalzi, con percentuali di tiro al 23,1 per cento da tre punti: numeri che non spaventano evidentemente le franchigie dell'Nba. "Sono già state qui diverse squadre: i Warriors per un paio di giorni, i Miami Heat, i Raptors, ora non mi resta che finire la stagione bene per dar loro un assaggio di quello che valgo" ha chiarito Jennings in relazione alle trattative per il suo debutto nel basket professionistico. "Se penso di essere pronto per l'Nba? Certo che lo sono. Lì c'è più spazio per giocare, c'è più 'uno contro uno', più libertà rispetto a qui. Se dovessi approdare ad una squadra che gioca in velocità allora soltanto il cielo sarebbe il mio limite". Recentemente è stato protagonista di una donazione di 50.000 dollari in favore delle famiglie colpite dal sisma in Abruzzo, un gesto importante che deriva anche dalla sua familiarità con i terremoti: "Da me in California ce ne sono tantissimo. E' qualcosa che conosco bene, per cui ho pensato che fosse giusto aiutare le persone che hanno perso la propria casa. Ho ricevuto tanti ringraziamenti da diverse persone, recentemente abbiamo giocato e nel trasferimento siamo passati lì vicino: c'erano moltissime tende, un paio di persone sono venute alla partita per ringraziarmi".
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giovedì 23 aprile 2009

A 17 anni lascia il liceo per giocare a basket

Posted by Matteo Bollini on 13:20 0 commenti

Jeremy Tyler, 17enne promessa del basket californiano, lascera' le scuole superiori per trasferirsi in un club europeo. Gli scout ne parlano come del lungo più dominante a livello liceale dai tempi di Greg Oden.
Il teenager, come riporta il New York Times, non frequentera' l'ultimo anno alla San Diego High School e emigrera' nel Vecchio Continente, probabilmente in Spagna, ma sono aperteanche le opzioni italiana e israeliana, tanto più visto il coinvolgimento anche in questo affaire di Sonny Vaccaro, l'uomo che ha portato Brandon Jennings a Roma. " Il talento, alto circa 2,08, dovrebbe tornare negli Stati Uniti tra 2 anni, quando sara' eleggibile per il draft NB, auspicabilmente la numero uno del draft 2011.Tyler si appresta a diventare il primo giocatore statunitense ad abbandonare le scuole superiori per firmare un contratto professionistico in Europa.
In Italia, con la maglia della Lottomatica Roma, milita gia' Brandon Jennings. Il californiano e' arrivato dopo aver ottenuto il diploma superiore.
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